Il passato è passato…

Ho deciso che il passato è passato ed è giusto che resti dove è: nel mio archivio. Quindi se e quando scriverò… parlerò della me di oggi. O della me di ieri, ma con parole d’oggi! ^_^

Dimissioni

DOVREI ESSERE FUORI A FESTEGGIARE, PORCA VACCA!!!

La via dell’artista

Devo ritrovarmi. Devo cercare di non. Punto.

Ricomincio. Oggi. (anche/da) qui (forse).

Una piccola meritata SOSTA

La Sosta merita la prima fila, per poterne osservare i silenzi pieni di gesti intensi che ti portano a comprendere totalmente l’intensità del personaggio.
Non accontentatevi di guardarlo da lontano nelle retrovie… ne perdereste il 70% del significato! E vi assicuro che invece, merita tutta la vostra attenzione.
Bella fotografia, bella idea! Bravo il regista Daniele Barnabei e bravo, soprattutto, Francesco Grifoni.

Prendimi

Sono strana, particolare.
Sono una persona fisica (ho bisogno di sentire gli altri).
Sono “l’antitesi di una sintesi che manca”.
Sono colorata (a quanto pare fin troppo colorata), bipolare (passo dall’entusiasmo eccessivo al pessimismo, ma prevale l’eccessivo entusiasmo).
Sono “un personaggio”.
Sono… sono… sono… come è facile buttare lì parole, sono tutte le vostre proiezioni del cavolo, ma sono anche una donna che ha voglia di amare, che cerca il coraggio di buttarsi, andare oltre, cercare di capire se può dare e ricevere qualcosa da chi ha di fronte, senza preconcetti e remore, nonostante tutto e tutti. Cercando di prendere ciò che di bello c’è nell’altro, cercando di dare ciò che di bello ha all’altro. Cercando di esserci. Cercando di sentire le farfalle nello stomaco perché solo con le farfalle nello stomaco ci si può sentire vivi, in un mondo in cui vedere il bello è sempre più difficile.
Scegliere di puntare sui sentimenti invece che sulla ricerca di una identità lavorativa impossibile da trovare!
Sono questo. Sono io! Prendere o lasciare.

alla ricerca di un metodo per raccontare e raccontarsi

Sogni assurdi

Stanotte ho sognato che guidavo una macchina invisibile all’Osmannoro, aveva solo il volante e dietro di me c’era un ragazzo sdraiato sul sedile invisibile. Non si capisce perché io invece davanti non ero seduta su un sedile invisibile e quindi ero in piedi, con il volante in mano e camminavo guidando, con le luci spente. Quindi rischiavo di incidentare la macchina perché non vedevo i confini. Dopo un po’ penso che forse potrei accendere le luci così vedo i limiti. E le accendo . Continuando a camminare, guidando il volante e con le luci accese che mi fanno capire almeno dove sono i limiti della vettura.

Devo iniziare a preoccuparmi della mia salute mentale?

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