Mostri halloweeniani

Halloween dovrebbe essere un po’ come carnevale, invece il mio Halloween mi è apparso più come Capodanno, quando ti ritrovi a fare il consuntivo. Oggi per una serie di casi è stato il giorno del consuntivo.
(Che poi non abbia idea che la parola esatta sia proprio “consuntivo” in quanto ignoro il significato di tale parola, ma adesso non abbia voglia minimamente di cercarla, questo è un altro discorso).
Il perché mi sia ritrovata proprio oggi a tirar le fila è un po’ lungo e faticoso e personale da spiegare. Diciamo che c’entrano di mezzo diversi fattori tra cui un percorso di teatroterapia e una cazzata reiterata giusto ieri sera.
Dunque oggi in una telefonata fiume chiarificatoria mi son ritrovata a parlare del perché, percome, perquando etc. di tutto il periodo. A parlare di me e analizzare, ancora, le cose.
Concludendo che il mio stronzissimo mostro è la paura di ritrovarsi sola. Di non trovare MAI PIù nessuno (amorosamente parlando) con cui condividere il cammino. E di non capire nemmeno il perché. E di reagire con uno stato d’ansia che mi porta a fare mille cose in mille direzioni e nonostante ciò pensare di non far niente, sentirmi immobile.
Il fine settimana poi, è il momento peggiore. Perché mi sale l’ansia da “che mi invento stasera?” e ho sempre paura di non trovare nessuno per uscire e mi sento stupida ad uscire da sola. Che è una cosa tutta mia, in effetti. Perché magari nessuno penserebbe che sono una sfigata perché esco da sola. Ma io lo penso e questo mi basta a farmi stare male.
Insomma un gran bel casino!

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Fallin’

Ho fin paura a dirlo, ma forse mi sto innamorando.

O forse sono solo innamorata dell’amore.

O forse per sfuggire da un’altra situazione mi sto buttando in questo ipotetico amore (tra l’altro non sapendo nemmeno se è corrisposto) con un ragazzo più piccolo di me di 7 anni, che probabilmente sarà a sua volta innamorato di una ragazzina di 7 anni più piccola di lui?

Aiuuuuuuuuuto!!!

Domande pericolose

La gente talvolta non si rende conto di ciò che chiede.

Fondamentalmente voglio ciò che non posso avere.

Qualcuno che il giorno dopo averti lasciata sotto casa che stavi male, ti mandi un messaggio per chiederti se ti sei ripresa. Il messaggio, in effetti, è arrivato. Ma la persona non è libera.

Mentre la persona libera che mi ha riaccompagnata a casa ieri sera e che a detta di molti “ci provicchia” è stata di nuovo risucchiata nel buco della sua solitudine.

 

Mi viene da piangere…

Oggi è il 4 ottobre. Il che vuol dire che sono passati 3 mesi dall’ultimo giorno di lavoro saltuario presso la scuola in cui facevo la docente. Tale scuola ha ancora da darmi gran parte dei soldi del mio lavoro di anno scorso.

Attualmente non sto lavorando, non per scelta, ma per crisi. Quella cosa che dicono noi trentenni di oggi ci stiamo inventando, che ci dicono essere superata una volta a settimana, etc etc.

Ho anche cercato come babysitter, ma non si sta muovendo nulla neppure lì. Perché anche lì, come per tutti gli altri lavori, ci si muove per conoscenza. E io le mamme con bambini che conosco o hanno i nonni o già hanno la babysitter.

Stanotte non riuscivo ad addormentarmi, corrosa dall’ansia del bisogno di avere dei soldi per pagarmi le varie attività che sto facendo e a cui non posso rinunciare se non voglio evitare di entrare realmente in depressione.

Cerco di tenermi attiva come posso:  seguo due gruppi teatrali, uno più legato alla cittadinanza attiva, l’altro a carattere più psicologico;  faccio parte di un coro da poche settimane, nonostante non abbia mai cantato in vita mia (ci vado più per presenziare, diciamo, e far gruppo, che per altro…); seguo un corso di espressione libera, arteterapia, o qual dir si voglia; creo bigiotteria, e la metto pure in vendita, ma la concorrenza è spietata; faccio foto e con due miei amici ho pure fatto una mostra e adesso stiamo pure tentando di esportarla in qualche locale o circolo… però in tutto ciò, alla fine, sono più le spese dei guadagni e così mi ritrovo a sentirmi salire l’ansia e non sentirmi adeguata… il fiato si fa corto e l’ansia sale. Inesorabilmente.

Lettera al direttore

Questa per prendere le parti della qui presente, in difesa della stessa dalle accuse infondate dei suoi mostri sotto al letto.
Vorrei far notare come tale gentil pulzella, nonostante le enormi difficoltà dovute a scelte in parte imposte dagli altri, stia cercando con fervore e vemenza di incanalarsi nella strada dell’arte, avendo, peraltro, segni di apprezzamento non soltanto da amici, ma anche da passanti e sconosciuti.
Certo è vero che il cammino è impervio e che ancora la suddetta inciampa spesso per colpa degli sgambetti dei mostri e per impacciataggine, ma negli ultimi mesi si sta applicando nel cercare comunque di andare avanti in tale cammino, nonostante la stanchezza. Sta inoltre modificando lati del suo carattere che risultavano spigolosi e cercando di essere, per quanto le è possibile, entusiasta e propositiva.
E’ vero che il mondo dell’arte è vasto e ci son squali, e che lei ha ancora molto da imparare, ma sta tentando di portare avanti i suoi progetti teatrali, artistici, fotografici e creativi. Ha voglia di fare ed ama quel mondo, a differenza di molti che non han voglia di far nulla e ci stanno solo per sentirsi un nome.
Inoltre sa essere caparbia quando ci si mette, ha solo bisogno di avere meno contrasti e più appoggio dagli altri.
Certa che dopo questa i mostri e se stessa terminino il loro processo distruttivo li ringrazia fin d’ora per la collaborazione.
Frà

La stanza dei mostri

Apro la porta dell’armadio, cercando i mostri che mi tormentano impedendomi di creare liberamente. Era arrivato il momento di affrontarli. Ma il problema dei mostri è che si nascondono e non è così facile trovarli, quando si accende la luce.

Guardando attentamente, con l’aiuto di un lumino, spostando i vestiti, aprendo i cassetti e le scatole piccole e grandi, finalmente lo vedo, infilato sotto la sua maglia a rete nera… eccolo lì quel mostriciattolo nero con gli occhi verdi, panciuto e pungente. Con fare svelto lo avvolgo in una pashmina fuxia, facendo attenzione a non farmi male con i suoi aculei. Ed ecco la voce stridente del mostro che inizia a lamentarsi ed inveire, con il suo solito fare lamentoso. “Cosa credi di fare? Non sei capace di fare da sola…  se non ci fossi io qui a proteggerti dai tuoi passi avventati. E poi, dove credi di andare con queste attività artistiche? Nessuno prenderà mai sul serio le tue cazzatine! E guarda questo armadio… ma come ti vesti? E toglimi di dosso questo obrobrio fuxia!”

Inizialmente mi sale una rabbia fortissima e vorrei sbattere quel mostro contro un muro. Ma poi titubante ripenso a quelle affermazioni, e capisco l’intento protettivo… e mi rendo conto che a volte si vuole bene nel modo sbagliato. Per cui decido di salvare il mostro, ma semplicemente allontanarlo da me. Lo metto dentro una scatola con dei buchi ed esco. Lo porterò in un bosco là vicino, dove potrà nutrirsi e bere e dove, spero, grazie al contatto con la natura e con gli altri, imparerà ad amare in modo meno distruttivo.