Prendimi

Sono strana, particolare.
Sono una persona fisica (ho bisogno di sentire gli altri).
Sono “l’antitesi di una sintesi che manca”.
Sono colorata (a quanto pare fin troppo colorata), bipolare (passo dall’entusiasmo eccessivo al pessimismo, ma prevale l’eccessivo entusiasmo).
Sono “un personaggio”.
Sono… sono… sono… come è facile buttare lì parole, sono tutte le vostre proiezioni del cavolo, ma sono anche una donna che ha voglia di amare, che cerca il coraggio di buttarsi, andare oltre, cercare di capire se può dare e ricevere qualcosa da chi ha di fronte, senza preconcetti e remore, nonostante tutto e tutti. Cercando di prendere ciò che di bello c’è nell’altro, cercando di dare ciò che di bello ha all’altro. Cercando di esserci. Cercando di sentire le farfalle nello stomaco perché solo con le farfalle nello stomaco ci si può sentire vivi, in un mondo in cui vedere il bello è sempre più difficile.
Scegliere di puntare sui sentimenti invece che sulla ricerca di una identità lavorativa impossibile da trovare!
Sono questo. Sono io! Prendere o lasciare.

Mi viene da piangere…

Oggi è il 4 ottobre. Il che vuol dire che sono passati 3 mesi dall’ultimo giorno di lavoro saltuario presso la scuola in cui facevo la docente. Tale scuola ha ancora da darmi gran parte dei soldi del mio lavoro di anno scorso.

Attualmente non sto lavorando, non per scelta, ma per crisi. Quella cosa che dicono noi trentenni di oggi ci stiamo inventando, che ci dicono essere superata una volta a settimana, etc etc.

Ho anche cercato come babysitter, ma non si sta muovendo nulla neppure lì. Perché anche lì, come per tutti gli altri lavori, ci si muove per conoscenza. E io le mamme con bambini che conosco o hanno i nonni o già hanno la babysitter.

Stanotte non riuscivo ad addormentarmi, corrosa dall’ansia del bisogno di avere dei soldi per pagarmi le varie attività che sto facendo e a cui non posso rinunciare se non voglio evitare di entrare realmente in depressione.

Cerco di tenermi attiva come posso:  seguo due gruppi teatrali, uno più legato alla cittadinanza attiva, l’altro a carattere più psicologico;  faccio parte di un coro da poche settimane, nonostante non abbia mai cantato in vita mia (ci vado più per presenziare, diciamo, e far gruppo, che per altro…); seguo un corso di espressione libera, arteterapia, o qual dir si voglia; creo bigiotteria, e la metto pure in vendita, ma la concorrenza è spietata; faccio foto e con due miei amici ho pure fatto una mostra e adesso stiamo pure tentando di esportarla in qualche locale o circolo… però in tutto ciò, alla fine, sono più le spese dei guadagni e così mi ritrovo a sentirmi salire l’ansia e non sentirmi adeguata… il fiato si fa corto e l’ansia sale. Inesorabilmente.

Chi mi salva da me stessa?

Questo giochino non mi piace, eppure ci casco con frequenza 1 a 10. Tutte le volte penso che stiamo a fare un gran casino, che non è il caso di far cazzate, che ci vogliamo male e finiremo per perderci… poi però siam punto e daccapo.
E sono stanca, sì sono stanca anche io.  Sono stanca e vorrei chiuderla qui, anche stavolta.