Lettera al direttore

Questa per prendere le parti della qui presente, in difesa della stessa dalle accuse infondate dei suoi mostri sotto al letto.
Vorrei far notare come tale gentil pulzella, nonostante le enormi difficoltà dovute a scelte in parte imposte dagli altri, stia cercando con fervore e vemenza di incanalarsi nella strada dell’arte, avendo, peraltro, segni di apprezzamento non soltanto da amici, ma anche da passanti e sconosciuti.
Certo è vero che il cammino è impervio e che ancora la suddetta inciampa spesso per colpa degli sgambetti dei mostri e per impacciataggine, ma negli ultimi mesi si sta applicando nel cercare comunque di andare avanti in tale cammino, nonostante la stanchezza. Sta inoltre modificando lati del suo carattere che risultavano spigolosi e cercando di essere, per quanto le è possibile, entusiasta e propositiva.
E’ vero che il mondo dell’arte è vasto e ci son squali, e che lei ha ancora molto da imparare, ma sta tentando di portare avanti i suoi progetti teatrali, artistici, fotografici e creativi. Ha voglia di fare ed ama quel mondo, a differenza di molti che non han voglia di far nulla e ci stanno solo per sentirsi un nome.
Inoltre sa essere caparbia quando ci si mette, ha solo bisogno di avere meno contrasti e più appoggio dagli altri.
Certa che dopo questa i mostri e se stessa terminino il loro processo distruttivo li ringrazia fin d’ora per la collaborazione.
Frà

La stanza dei mostri

Apro la porta dell’armadio, cercando i mostri che mi tormentano impedendomi di creare liberamente. Era arrivato il momento di affrontarli. Ma il problema dei mostri è che si nascondono e non è così facile trovarli, quando si accende la luce.

Guardando attentamente, con l’aiuto di un lumino, spostando i vestiti, aprendo i cassetti e le scatole piccole e grandi, finalmente lo vedo, infilato sotto la sua maglia a rete nera… eccolo lì quel mostriciattolo nero con gli occhi verdi, panciuto e pungente. Con fare svelto lo avvolgo in una pashmina fuxia, facendo attenzione a non farmi male con i suoi aculei. Ed ecco la voce stridente del mostro che inizia a lamentarsi ed inveire, con il suo solito fare lamentoso. “Cosa credi di fare? Non sei capace di fare da sola…  se non ci fossi io qui a proteggerti dai tuoi passi avventati. E poi, dove credi di andare con queste attività artistiche? Nessuno prenderà mai sul serio le tue cazzatine! E guarda questo armadio… ma come ti vesti? E toglimi di dosso questo obrobrio fuxia!”

Inizialmente mi sale una rabbia fortissima e vorrei sbattere quel mostro contro un muro. Ma poi titubante ripenso a quelle affermazioni, e capisco l’intento protettivo… e mi rendo conto che a volte si vuole bene nel modo sbagliato. Per cui decido di salvare il mostro, ma semplicemente allontanarlo da me. Lo metto dentro una scatola con dei buchi ed esco. Lo porterò in un bosco là vicino, dove potrà nutrirsi e bere e dove, spero, grazie al contatto con la natura e con gli altri, imparerà ad amare in modo meno distruttivo.